Cosa osservare senza allarmarsi, a chi rivolgersi e cosa succede durante una valutazione logopedica
"Parlerà quando sarà pronto." È la frase che quasi tutti i genitori si sentono dire almeno una volta. A volte è vero, perché lo sviluppo del linguaggio ha tempi personali ampi. Altre volte far passare mesi significa arrivare tardi a un percorso che avrebbe richiesto poco.
Serve una via di mezzo tra l'allarme e l'attesa indefinita: sapere quali segnali meritano una valutazione, e a chi rivolgersi per farla.
Nessun elenco sostituisce la valutazione di un professionista, e le tappe dello sviluppo non sono una tabella di marcia rigida. Alcune situazioni però indicano che vale la pena parlarne con il pediatra:
- il bambino non risponde al proprio nome, non guarda chi gli parla, non reagisce ai suoni; - verso i due anni il vocabolario resta molto ridotto e non compaiono le prime combinazioni di parole; - a tre anni la famiglia fatica a capire quello che dice; - a quattro o cinque anni restano molti suoni alterati e le frasi sono disorganizzate; - il bambino aveva un linguaggio in crescita e poi si è fermato o è regredito; - compaiono blocchi, ripetizioni o esitazioni che durano nel tempo e lo mettono a disagio; - la voce è costantemente rauca senza una causa nota; - ci sono difficoltà nel masticare, nel deglutire o episodi ripetuti di tosse mentre mangia.
Il primo passaggio è quasi sempre l'udito. Un calo uditivo, anche transitorio e legato a otiti ripetute, incide sullo sviluppo del linguaggio, e per questo il pediatra valuta spesso un controllo audiologico prima di ogni altra cosa.
Non è un test con promozione o bocciatura. Il logopedista raccoglie la storia dello sviluppo, osserva il bambino mentre gioca e interagisce, propone prove adatte all'età e confronta quello che vede con i riferimenti dello sviluppo tipico.
Il risultato è una descrizione funzionale: cosa il bambino sa fare, dove si inceppa, cosa conviene sostenere. Da lì può nascere un trattamento, oppure un periodo di osservazione con indicazioni alla famiglia, oppure un invio ad altri professionisti. Dopo una valutazione non esce sempre una terapia, e questo è un esito perfettamente normale.
La diagnosi di un disturbo dello sviluppo non spetta al singolo professionista in autonomia. Per i disturbi specifici dell'apprendimento, per esempio, la legge 170/2010 e le linee di indirizzo successive prevedono un percorso diagnostico con équipe multidisciplinare, e la diagnosi non viene formulata prima della fine della seconda classe primaria per lettura e scrittura.
Il primo riferimento resta il pediatra di libera scelta, che conosce la storia del bambino e indirizza al servizio di neuropsichiatria infantile della ASL quando serve una presa in carico pubblica. Quel canale prevede tempi di attesa variabili da territorio a territorio.
La strada privata è possibile in parallelo. Chi la sceglie dovrebbe verificare l'iscrizione all'albo dei logopedisti, che fa capo agli Ordini TSRM e delle Professioni Sanitarie Tecniche, della Riabilitazione e della Prevenzione, e chiedere di quali fasce d'età e di quali disturbi il professionista si occupa abitualmente.
Quando lo spostamento è complicato o quando ha senso lavorare nel contesto quotidiano, esiste anche la logopedia a domicilio. Per cercare un professionista per zona puoi partire dalla pagina dedicata ai logopedisti.
Aspettando la valutazione non serve trasformare la casa in un ambulatorio. Alcune abitudini aiutano comunque: parlare guardando il bambino, lasciargli il tempo di rispondere senza completare le sue frasi, leggere insieme, ripetere in forma corretta quello che dice invece di correggerlo apertamente, ridurre il tempo passato davanti agli schermi a favore dello scambio diretto.
Un appunto di quello che si osserva, con esempi concreti e date, è utile al primo incontro più di qualsiasi ricerca online.
Per capire invece che tipo di professionista è il logopedista, quali disturbi tratta e come si diventa tali, ci sono la scheda su cosa fa il logopedista e la guida su come diventare logopedista.
- D.M. 14 settembre 1994, n. 742, profilo professionale del logopedista - Legge 8 ottobre 2010, n. 170, disturbi specifici di apprendimento - Istituto Superiore di Sanità, Linea guida sulla gestione dei disturbi specifici dell'apprendimento - Federazione nazionale Ordini TSRM e PSTRP
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