Progetto individuale, lavoro in équipe e turni diurni: cosa fa l'educatore in RSA, quale titolo serve e quale contratto si applica tra pubblico, privato e cooperative.
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In una RSA l'educatore professionale non si occupa di assistenza alla persona in senso stretto, e non fa semplice animazione. Lavora sul progetto individuale dell'anziano: autonomie residue, relazioni, orientamento, vita quotidiana. Il ruolo però cambia da struttura a struttura. Decidono gli standard regionali e il contratto.
Le RSA erogano assistenza sociosanitaria residenziale a persone non autosufficienti, una prestazione compresa nei livelli essenziali di assistenza (DPCM 12 gennaio 2017, art. 30). Cosa prevedono i LEA? Trattamenti estensivi e di lungoassistenza con interventi anche di tipo riabilitativo e di recupero funzionale, e qui entra la figura educativa.
Le Regioni fissano con i propri requisiti di accreditamento quali figure devono essere presenti, con quale presenza minima e con quale titolo. Per questo in alcune regioni l'educatore è parte stabile dell'équipe, in altre compare solo in certi nuclei o viene sostituito da figure con qualifiche diverse.
Il profilo dell'educatore professionale socio-sanitario (D.M. 520/1998) parla di progetti educativi e riabilitativi per il recupero alla vita quotidiana, costruiti con un'équipe multidisciplinare. In RSA questo si traduce, in genere, in alcune attività ricorrenti:
- partecipare alla definizione del piano assistenziale individualizzato insieme a medico, infermieri, fisioterapista e OSS; - proporre attività individuali e di gruppo pensate per mantenere memoria, orientamento e capacità relazionali; - lavorare con le persone con demenza, quando la struttura ha nuclei dedicati; - tenere i contatti con le famiglie e favorire i legami con il territorio; - documentare obiettivi e risultati nel fascicolo della persona.
E l'animatore? La differenza sta nel metodo: gli interventi hanno obiettivi individuali, vengono verificati nel tempo e rientrano nel lavoro di équipe.
La RSA è una struttura sociosanitaria. Secondo la Legge 205/2017 l'educatore socio-pedagogico (laurea L-19) può lavorarvi per gli aspetti socio-educativi, mentre l'educatore socio-sanitario (laurea L/SNT2) opera come professionista sanitario. Quale dei due titoli sia richiesto lo stabiliscono i requisiti regionali e, alla fine, il bando o l'annuncio della struttura.
Sulle differenze tra i due percorsi c'è l'approfondimento educatore professionale sanitario e socio-pedagogico.
Nelle RSA pubbliche o gestite da aziende sanitarie si applica il CCNL del Comparto Sanità. L'educatore socio-sanitario è nel ruolo sanitario, nell'area dei professionisti della salute e dei funzionari. Dal contratto 2022-2024 esiste anche il profilo di educatore socio-pedagogico, nel ruolo tecnico.
Nelle RSA private il contratto dipende dall'ente gestore e dall'associazione a cui aderisce: sanità privata, RSA, enti religiosi, terzo settore. Quando il servizio educativo è affidato a una cooperativa sociale si applica di solito il CCNL delle cooperative sociali, che colloca l'educatore con titolo in posizione D2, con un orario ordinario di 38 ore settimanali.
Alla fine conta la lettera di assunzione: contratto, livello, orario e distribuzione settimanale. Le cifre medie per settore sono raccolte nella pagina su quanto guadagna un educatore professionale.
L'educatore in RSA lavora di solito su turni diurni, spesso con la presenza in alcuni fine settimana per le attività con le famiglie. Niente notti, di regola. L'organizzazione però cambia molto: in alcune strutture l'educatore è a tempo pieno su un solo nucleo, in altre è part time e condiviso tra più sedi dello stesso gruppo.
In un colloquio vale la pena chiedere quanti ospiti segue, se ci sono nuclei demenze, come è composta l'équipe e quanto tempo è previsto per la programmazione e la documentazione.
Profilo, formazione e ambiti di lavoro sono descritti nella guida alla professione di educatore professionale.
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